Kurdistan: uno scomodo vicinato

” I curdi non hanno amici al di fuori delle loro montagne” recita un vecchio detto. Chi d’altronde potrebbe affermare il contrario?

All’indomani della Grande Guerra, le speranze di vedere finalmente costituito uno stato curdo vengono demolite con il trattato di Sevrès(1920), che divide il popolo Curdo tra i confini di quattro stati. Un solo popolo, quattro bandiere: una in Iraq, una in Iran, una in Turchia e una in Siria. Ad attenderli niente altro che un secolo fatto di tentativi di arabizzazione forzata da parte del regime di Assad in Siria, genocidio in Iraq durante la guerra del Golfo contro l’Iran (1980-88), bombardamenti a tappeto, napalm, gas tossici, e mine. Ciò nonostante, durante le prime fasi del conflitto contro l’Isis sono stati proprio i Peshmerga Curdi a resistere e fermare l’iniziale avanzata dell’Isis, facendolo per molto tempo da soli.

Chi dunque più dei curdi avrebbe diritto ad imbracciare il principio di autodeterminazione e rendersi indipendenti?

È proprio in Iraq infatti che Il presidente del governo regionale curdo Masoud Barzan, cogliendo al volo l’opportunità offerta dall’indiscutibile protagonismo durante il recente conflitto , ha indetto un referendum per decidere se decretare o no la costituzione di uno stato indipendente curdo. I risultati della consultazione, neanche a dirlo, sono stati plebiscitari: 78%di affluenza alle urne e un imponente 90% di voti favorevoli all’indipendenza.

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Tuttavia, ciò che per la nazione rappresenta un successo, per lo stato potrebbe significare un pericoloso fallimento. Essere figli di un medesimo “ethnos” e appartenere ad un medesimo territorio sono condizioni che non garantiscono la costituzione di uno stato. Uno stato non è solo nazione: uno stato è monopolio della forza, capacità di controllo effettivo e indipendente di una comunità territoriale, senza contare la necessità di istituzioni, forze di sicurezza unite, infrastrutture e molte altre cose.

Il neocostituito Kurdistan Iracheno non è niente di tutto ciò.

Per cominciare il Kurdistan non può de facto essere indipendente, per capirlo vi basta prendere una cartina del Medio Oriente. A sud Baghdad nega con fermezza la legittimità del referendum, mentre a est, nord e ovest ci sono rispettivamente Iran, Turchia e Siria, tutti stati che non hanno nessuna intenzione di aggiungere un altro interlocutore con cui trattare nella regione, per di più se curdo.

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Da un lato infatti il Kurdistan potrebbe diventare destinatario privilegiato delle attenzioni di tutti quegli stati che da una situazione destabilizzante in quell’area avrebbero da guadagnare (leggi Israele), dall’altro l’indipendenza in Iraq potrebbe innescare rivendicazioni simili negli stati confinanti, dove infatti  risiede una larga minoranza curda. Il nuovo stato non piace fino in fondo neppure agli Stati Uniti e alla Russia, che pure con il sangue curdo hanno ripulito buona parte dell’Iraq dalle bandiere nere del Califfato.

In Turchia, Erdogan ha minacciato di chiudere il transito di petrolio dal confine nord-Iracheno, dove ogni giorno passano centinaia di barili:” Abbiamo noi il tappo. Nel momento in cui decidiamo di chiuderlo, allora è finita”. In aggiunta, le forze armate turche e irachene hanno condotto operazioni militari congiunte al confine condiviso con i curdi.

L’unico stato ad aver mostrato sostegno al Kurdistan iracheno è Israele. Ovviamente non si tratta di uno slancio di solidarietà verso un popolo storicamente oppresso, né tantomeno di una ricompensa per le gesta dei pershmerga in prima linea contro l’Isis. Si tratta piuttosto di un calcolo strategico dettato dalla realpolitik (non sarebbe la prima volta tra l’altro che Israele fa scelte in solitudine e spesso apparentemente di retroguardia. Sostenne fino all’ultimo il Sudafrica dell’Apartheid cosi come Hosni Mubarak).

Nella visione strategica israeliana i curdi potrebbero assumere il ruolo che in precedenza aveva l’Isis: essere un elemento di disturbo (certamente più moderato) per i nemici tradizionali di Israele. Un ruolo reso necessario anche da un Medioriente in cui i rapporti di forza sono mutati.Risultati immagini per kurdistan referendum

Come sottolineato dall’analista israeliano Ben Caspit su un report dell’ISPI: “Questa volta ci sarà una Siria connessa all’Iraq che sarà connesso all’Iran ed entrambi saranno connessi al Libano di Hassan Nasrallah, il segretario generale di Hezbollah. Se in passato il dittatore siriano era indipendente ed era impossibile per lui affrontare da solo Israele, presto potremmo scoprire che la Siria è  diventata un protettorato iraniano”.

In conclusione, se davvero l’obiettivo di Massud Barzani è far sopravvivere il Kurdistan come entità statuale, sarà necessario trattare e scendere a compromessi con tutti, amici ma soprattutto nemici. Tuttavia Da questa scomoda posizione, Il paese ha più l’aspetto di un’enclave che di un paese sovrano. L’indipendenza, dunque, continua ad essere de iure o de facto un miraggio lontano.

 

Alessandro Lazzarini

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